uomo sente dolore al basso ventre

29/02/2024

Di cosa parliamo quando parliamo di stipsi

Benessere intestinale
perche viene la stitichezza

La stitichezza, o stipsi, è un disturbo funzionale intestinale molto comune e una delle diagnosi gastrointestinali più diffuse. I sintomi variano tra i pazienti ma, in genere, si manifesta con una difficoltà ad andare in bagno regolarmente, a volte con una frequenza di evacuazioni inferiore alle 2 o 3 volte alla settimana.
Inoltre, si parla di stipsi quando, oltre che rare, le evacuazioni risultano difficili, spesso dolorose, e insoddisfacenti, con un permanente senso di blocco anorettale.
Una diagnosi vera e propria di stitichezza si fa a partire dai Criteri di Roma, una precisa concomitanza di condizioni che permette ai medici di accertare con sicurezza una condizione clinica di stipsi, al di là delle sensazioni soggettive che il paziente può riferire e che possono anche essere fuorvianti.

Un problema, molti sintomi

In genere, le persone che soffrono di stitichezza si possono classificare in base alla presenza o assenza di dolore addominale, che può essere da moderato a severo. Esistono, infatti, forme di stitichezza indolore, mentre altre sono caratterizzate da crampi e da sensazione di tensione addominale e di costipazione.
I pazienti che presentano sintomi da stitichezza dolorosa hanno l’intestino più prominente, difficoltà digestive (dispepsia, dal greco dys-pepto, cattiva digestione) e spesso questo disagio può determinare ansia e depressione. Nei soggetti sani, lo stimolo alla defecazione avviene in maniera naturale, spesso dopo il risveglio o a seguito dei pasti.
Chi soffre di stitichezza cronica, invece, presenta transito del colon ritardato, forza propulsiva rettale ridotta e una resistenza all’evacuazione, derivata da difficoltà di effettuare le contrazioni necessarie all’espulsione. I movimenti spontanei di contrazione e distensione eseguiti dalle pareti intestinali, infatti, sono alla base di una corretta evacuazione.

Il meccanismo della motilità intestinale

Definiti con il termine di peristalsi, i movimenti gastro-intestinali sono determinati dalla capacità del tubo digerente di contrarsi ed esercitare così la forza propulsiva necessaria al processo digestivo, fino all’espulsione della massa fecale.
Il tratto gastrointestinale utilizza una serie coordinata di contrazioni muscolari che servono a:

  • spingere il contenuto dello stomaco lungo il tubo digerente
  • agitarlo e mescolarlo con le secrezioni necessarie alla digestione
  • espellerlo lungo il canale rettale.

Questo susseguirsi di contrazioni progressive dal moto ondulatorio permette di portare il cibo verso le pareti intestinali che ne assorbono le sostanze nutrienti, si contraggono e spingono il materiale da espellere attraverso l’intestino crasso fino al tratto anale, favorendo così la corretta evacuazione delle feci, che costituiscono le scorie del processo di elaborazione e assorbimento degli alimenti.
Quando le feci restano troppo a lungo nel tratto intestinale, si disidratano, diventano dure e provocano il fenomeno che ben conosciamo della stitichezza.

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Favorire i movimenti intestinale

Aiutare l’intestino risvegliando i movimenti intestinali si può. Il transito intestinale, infatti, può essere lento, normale o accelerato (diarrea), a seconda del tempo che le feci impiegano per passare attraverso il colon.
Per aiutarlo a contarsi correttamente, a tavola è bene aumentare l’assunzione di fibre alimentari (frutta e verdura) e di liquidi, che sono approcci non farmacologici consigliati anche dai pediatri in caso di stipsi infantile. Il meccanismo è il seguente: le fibre alimentari non vengono digerite, restano all’interno del materiale fecale e, per la loro natura porosa, assorbono l’acqua, aumentando il volume delle feci e contribuendo ad ammorbidirle.
Quando il volume aumenta, la massa preme contro le pareti intestinali, inducendo una contrazione fisiologica.
L’esercizio fisico è sempre consigliato, perché il movimento favorisce il benessere di tutto l’organismo, incluso l’intestino, che è un organo strettamente collegato alla muscolatura addominale e pelvica.
Il passaggio del materiale fecale nel retto, l’ultima porzione del tubo digerente, avviene secondo un equilibrio basato su movimenti di distensione e di contrazione. Favorire questo equilibrio, aiutarne i diversi passaggi e conoscere il funzionamento del nostro apparato digerente è il primo passo per comprendere come curare la stitichezza cronica.

Attenzione al microbiota

Ma c’è un altro aspetto importante da considerare: lo stato di equilibrio della nostra flora batterica. Parliamo del microbiota, il complesso di batteri che abita il nostro intestino e contribuisce a mantenere la nostra salute e anche la regolarità delle nostre evacuazioni.
Quando la quantità di batteri potenzialmente patogeni supera quella dei batteri buoni, come Bifidobatteri e Lattobacilli, il microbiota non riesce a svolgere pienamente le proprie funzioni protettive, fra cui:

  • produzione di sostanze fondamentali per l’organismo, come le vitamine B e K
  • efficace digestione e assorbimento di nutrienti
  • difesa dell’intestino dalle infezioni e dall’infiammazione
  • regolazione del sistema immunitario di tutto l’organismo.

È allora che si crea uno squilibrio chiamato disbiosi intestinale, che influisce negativamente non solo sui meccanismi di difesa del corpo umano, e sui meccanismi metabolici, ma anche in modo specifico sulla regolarità intestinale, condizionando la motilità dell’intestino e la consistenza delle feci.

Affrontare la stipsi si può

Cosa fare allora per affrontare correttamente la stitichezza?
Prima di tutto occorre prevenire grazie ad alcune buone regole da applicare nella nostra vita quotidiana:

  • alimentazione: seguire una dieta equilibrata, ricca di fibre (frutta, verdura, legumi, cereali integrali) evitando cibi grassi e latticini
  • bere: almeno 1 litro e mezzo/2 di acqua al giorno, magari aggiungendo una bevanda calda (tè, tisana, acqua e limone) al mattino e/o alla sera
  • attività fisica: è bene fare movimento per almeno 30 minuti al giorno perché quando si muove il corpo, anche i muscoli dell’intestino sono più attivi
  • stimolo: seguire il desiderio di andare in bagno, evitando il più possibile di ignorare lo stimolo o ritardarlo.

In secondo luogo è importante non sottovalutare il problema, ma affrontarlo modificando le abitudini alimentari, di idratazione e movimento e aiutandosi, quando necessario, con un rimedio lassativo per liberare l’intestino.
Terzo: non dimenticare il microbiota, che con ogni probabilità si trova in uno stato di disbiosi che, se non viene risolta, continuerà a danneggiare l’equilibrio e la regolarità dell’intestino e la nostra salute in generale.

E infine… un po’ di allenamento

Allenarsi per andare in bagno può sembrare strano, ma è un’abitudine pratica che può essere molto utile.
Eseguendo esercizi finalizzati a educare il pavimento pelvico e i muscoli addominali a muoversi correttamente per favorire l’evacuazione, è possibile imparare ad aumentare la pressione intra-addominale e a rilassare i muscoli del pavimento pelvico durante la defecazione.
Sono esercizi di riqualificazione sensoriale attraverso i quali si impara a riconoscere le sensazioni, anche le più deboli, di riempimento rettale, e a coordinare i movimenti del pavimento addominale e pelvico durante l’evacuazione.

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